IL CORAGGIO DI ANNA

Era in assoluto l’estate più calda che ricordassi e volevo solo divertirmi dopo aver lavorato duramente nel negozio assieme ai miei genitori. Nulla aveva fatto intendere, quello che da lì a poco sarebbe accaduto.

“Che cosa ne dici Maristella di scambiarci i costumi?” esclamò quella mattina Anna, la mia migliore amica, più grande di me di diversi anni.

Così per divertirci, le diedi il mio e mi provai il suo.

“Mi pare un po’ piccolo” esclamai facendole notare la parte superiore che fuoriusciva abbondantemente.

Ridendo si avvicinò per cercare di sistemarlo, quando notò qualcosa ed il suo viso s’incupì. Disse: “Da quanto tempo hai questo nodulo?”.

Mi sfiorai e risposi: “Non me ne sono mai accorta”.

Anna era malata di tumore al seno da ben tre anni ed era già stata operata una volta. Per lei quindi notare quella ghiandola, grande quanto un cecio, fu rivivere il suo dramma.

“Devi farti visitare subito” esclamò agitata.

“Stai tranquilla” le risposi “Appena torniamo a casa, lo farò”.

Continuarono le vacanze ma mi accorsi che la mia amica, non era più la stessa. Forse ero io che non comprendevo la gravità di quello che potevo avere. Anna era diventata nervosa e agitata. Pareva sofferente e ansiosa. Continuava a ripetermi di non sottovalutare nulla ed anzi, mi rimproverava dicendomi che era quasi impossibile che non mi fossi mai accorta di averla.

Il resto delle ferie furono così rovinate da quella drammatica scoperta. Preferii però non avvisare nessuno, nemmeno mio marito. Non avevo lo stesso carattere di Anna, essendo io solare ed ottimista, non reputavo la cosa allarmante e pertanto, era inutile secondo me, allertare le persone prima di sapere se esisteva o no, nella realtà qualche rischio serio.

Al rientro, feci passare ancora due settimane prima di recarmi dal medico.

Mi visitò e seduto alla scrivania, iniziò a strofinarsi la barba: “Signora Turati voglio essere onesto. Sono preoccupato; non mi piace per niente quello che ho visto, meglio approfondire”.

Io continuavo ad essere incredula. A solo trentadue anni non era possibile avere un tumore al seno. Nonostante questo, andai a fare la mammografia, una biopsia e attesi il risultato serenamente.

Anna era costantemente informata di ogni mio movimento e mi stava vicina come fosse la mia ombra. La sua apprensione era aumentata a livelli esponenziali, dopo le parole del dottore e quando andai a ritirare il referto, mi accompagnò.

Alla fine, ero io che cercavo di tranquillizzare lei.

“Vedrai che non sarà nulla” le dissi mentre aspettavamo la relazione clinica.

“Sei un’incosciente” esclamò “Non sai di cosa stai parlando”.

Forse aveva ragione. Lei aveva patito moltissimo. Ricordo ancora quando andava a fare le chemio ed io le stavo vicina in ospedale; e poi l’operazione. Quanta sofferenza e ne portava i segni non solo addosso, ma dentro di sé.

“Signora Turati, venga prego”.

Guardai Anna e lei mi strinse forte la mano.

Solo in quell’istante, fissando i suoi occhi compresi a che cosa stavo andando incontro; ed ebbi paura per la prima volta.

Di colpo tutta la mia sicurezza svanì, quell’incoscienza che mi aveva accompagnato fino a quel momento, era volata via e mi ritrovai tremante dinanzi alla realtà.

All’interno dello studio c’erano due medici che mi fecero subito accomodare.

“E’ venuta da sola signora?” chiese il più anziano.

“Sono qui con un’amica” risposi quasi balbettando “Perché?”

L’uomo guardò il collega ed alzò le sopracciglia “Forse è meglio che la faccia entrare” continuò voltandosi verso di me”.

Quando mi avvicinai alla porta per chiamare Anna, mi accorsi che le gambe non mi reggevano. Lei corse dentro e mi strinse subito il braccio.

“Signora il risultato non è buono. Ha un carcinoma al secondo stadio” iniziò il dottore con più esperienza “Dobbiamo intervenire subito”.

Ricordo che smisi di parlare. Ero così sconvolta da quel risultato, che non riuscii a dire nulla. Anna al contrario, si fece spiegare la mia situazione e concordò con i medici il da farsi.

Le parti si erano invertite. Io quella forte ero divenuta una bimba da proteggere e da accompagnare per mano.

Lei da quel momento fu sempre al mio fianco, anche quando lo dissi a Fabio e ai miei genitori. Mia madre scoppiò a piangere e mi abbracciò forte, mentre mio padre si chiuse in un mondo tutto suo. Anna in quei giorni dava coraggio a tutti noi, nonostante la sua situazione fosse peggiore della mia.

Era stata difatti contattata dal suo oncologo perché riprendesse immediatamente la chemio.

I medici decisero nel mio caso di intervenire chirurgicamente e fissarono l’intervento. Ad ogni appuntamento per analisi o visita, con me c’era Anna, che non era più la mia amica ma mia sorella: quella sorella maggiore che non avevo avuto.

“Forza Maristella” mi diceva ogni volta “Andrà tutto bene”.

Mio marito Fabio in tutta quella situazione si era estraniato. Non riuscivo a comprendere che cosa passasse nella sua mente; se provava paura oppure indifferenza.

Dopo aver saputo del tumore, cambiò atteggiamento nei miei confronti. Smise per esempio di toccarmi. Non ho idea se per timore di una qualche mia reazione o addirittura per una sua stupida paura di una possibile trasmissione. Non gli chiesi nulla; non affrontammo mai il discorso; eravamo due persone che dividevano lo stesso tetto. Mi domandai, dove fosse finito l’uomo che diceva di amarmi. E questo fu per me, un altro durissimo colpo.

Arrivò così il giorno dell’operazione.

Ero agitata, spaventata, preoccupata e piansi disperata. “Se non dovesse andare bene?” cominciai a dire “Se si riformasse? Se arrivassero a togliermi tutto il seno… no, non voglio pensarci!” urlai con il viso tra le mani.

“Non succederà mai” rispose subito Anna “Devi essere forte ed aver fiducia nei medici. La ricerca ha fatto grandi passi in avanti” continuava con una fermezza che non aveva mai avuto “Tutto si sistemerà e questo resterà solo un brutto ricordo”.

Ci stringemmo forte e sentii una strana vibrazione; un calore enorme mi pervase e di colpo la mia anima si rasserenò. Mi ritrovai pronta ad affrontare il mio destino perché fu come se in quell’abbraccio d’amore, mi avesse trasmesso tutta la sua energia ed il suo coraggio. Forse era stato anche grazie a quello stato d’animo, che l’operazione andò a buon fine.

Nonostante questo mi fu consigliato di fare un ciclo di radioterapia e così per cinque giorni la settimana mi recavo all’ospedale. Tutto il trattamento durò sei settimane, durante le quali Anna era sempre al mio fianco. Mi sosteneva, m’incoraggiava e ridevamo pensando al futuro.

Le mie condizioni erano finalmente migliorate sia dentro sia fuori, purtroppo però in quel trambusto non mi accorsi di quello che stava succedendo attorno a me.

Il corpo di Anna era devastato, ormai pieno di metastasi non reagiva più a nessuna cura e lei, non mi aveva detto niente. Aveva riversato su di me ogni attenzione ed ogni riguardo, affinché potessi farcela, noncurante della sua vita.

La mia cara amica, quella che un tempo dovevo confortare, era divenuta la mia protettrice.

Ricorderò per sempre quella famosa calda estate, perché fu l’ultima che Anna poté vedere.

Si spense in una brutta giornata d’inverno, tra gelide folate di vento e fiocchi di neve.

 

Sono trascorsi cinque anni e la mia mente vaga nei ricordi e non posso non pensare a lei guardando Fabio che prende in braccio la nostra piccola Anna ed un sorriso appare sul mio viso, ritornato sereno.

 

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