LISA

Le barriere. Esistono tanti tipi di barriere, molte delle quali sono create da noi; dalla nostra indifferenza, dalla “chiusura” mentale, dall’egoismo, dalla paura delle diversità.

L’amicizia: è tendere la mano senza timore; senza chiedere nulla in cambio. E’ condividere le esperienze belle ma anche quelle brutte. L’amicizia è essere presenti anche quando si è lontani… molto lontani.

Per farvi meglio comprendere il mio pensiero, ecco che cosa può accadere se le due cose si uniscono. Quando l’amicizia va oltre le barriere.

Mi avevano da poco trasferita in periferia. In una scuola per ragazzi difficili ed io ero una giovane insegnante. Le situazioni erano tra le più disparate. Figli di separati; figli di detenuti; figli di drogati e figli di nessuno.

La mia classe era formata da nove studenti. Tra questi spiccava il solito bullo, un certo Antonio che si faceva chiamare Nino. Si divertiva a fare il capetto, dettando regole, ordini a suo piacimento e disprezzando i compagni con scherzi e battute poco felici. Sotto di lui, tre discepoli che lo seguivano fedelmente. Due ragazzine talmente truccate da sembrare due clown, che scimmiottavano con tutti apparendo quello che nella realtà non erano. Un ragazzo, Gianni con problemi di linguaggio; un altro con problemi di socializzazione ed infine lei, che in quel contesto pareva non c’entrare nulla. Come un piccolo fiore delicato in mezzo alle sterpaglie. Era sempre in disparte, così seria, triste, dolce. Proprio per questa sua diversità, che andava ben oltre le altre, era stata isolata, ghettizzata dal gruppo.

Era davvero difficile riuscire a coinvolgerli in qualcosa, perché troppo diversi.

Poi un giorno, ebbi la brillante idea di una gita. Una bella scampagnata all’aria aperta avrebbe fatto bene a tutti. Le persone tendono a rilassarsi pensai, e così sarei riuscita ad avere la loro attenzione. Ero convinta che fuori dalla scuola non mi avrebbero più visto come la loro insegnante, bensì come un’amica. Volevo far cadere quelle barriere imposte dalla società.

L’idea fu accolta con entusiasmo, tranne che per Lisa, la fragile ragazza chiusa dentro un guscio d’avorio. I compagni iniziarono a prenderla in giro, deridendola, tanto che alla fine cedette e si aggregò alla comitiva.

Era una bella giornata di marzo, quando zaini in spalla iniziammo la nostra gita. Avevamo deciso di andare in collina presso un rifugio, dove avremo pranzato e ci saremo divertiti con giochi vari. Anche in questa situazione Nino impartiva ordini.

Forza ragazzi, siete rammolliti!” incitava i compagni che non riuscivano a stare al passo.

Purtroppo, nessuno di noi avrebbe mai immaginato che cosa sarebbe accaduto, da lì a poco.

Per arrivare al rifugio, bisognava percorrere una serie di sentieri molto stretti e ripidi. Della comitiva il più agile era proprio Nino, che non aveva problemi nella scarpinata, mentre tutti gli altri me compresa, dovevamo stare attenti tenendoci agli arbusti.

A marzo si sa, il tempo può cambiare rapidamente e ben presto iniziò a cadere una leggera pioggerella che rese il cammino ancora più difficoltoso, perché il terreno era diventato scivoloso. Marciavamo in fila indiana. Nino si era posto a capo della cordata, a seguire i tre adepti, le due ragazze, la sottoscritta e dietro di me Gianni, Marco ed infine Lisa.

Ben presto iniziarono le lamentele perché zuppi e perché si era alzato un vento forte, che trasformò la pioggia in un violento temporale con lampi e tuoni.

Torniamo indietro” esclamò una delle ragazze.

No, ormai è meglio arrivare al rifugio” disse Nino sempre spavaldo, voltandosi verso gli altri e forse, proprio per quel movimento azzardato, la terra cedette sotto i suoi piedi. Il ragazzo iniziò a scivolare giù per la collina.

Un urlo dietro l’altro. Il panico. Il terrore negli occhi di tutti.

Cerca di aggrapparti ai rami” gridai a squarciagola “Arriviamo a prenderti”.

Mentre stavo per finire la frase, con la coda dell’occhio notai Lisa che lentamente si stava calando giù per la collina in aiuto del compagno.

Seguì uno strano silenzio, dovuto forse allo stupore di tutti. Com’era possibile che la più esile e delicata del gruppo avesse in sé tanto coraggio?

Ora incitavamo Nino a resistere ed ora Lisa a stare attenta. Pareva fosse un atleta, tanto era brava a scendere nonostante le mille difficoltà.

Ecco, ancora poco e l’avrebbe raggiunto. Sì, ora i due si abbracciavano. C’era riuscita. Ricoperti di pioggia e fango, però erano irriconoscibili.

Non potevamo credere ai nostri occhi, stavano risalendo.

Dai, ancora uno sforzo” dissi allungando il braccio.

Solo quando Nino era oramai in salvo, ci accorgemmo che di Lisa non c’era più traccia.

Che fine aveva fatto? Inutili i tentativi di chiamarla, di cercarla. Pareva scomparsa nel nulla… un po’ così com’era arrivata.

Nessuno la conosceva bene, nessuno sapeva niente di lei eppure, il suo gesto sarebbe stato ricordato per sempre.

Sono trascorsi cinque anni da quel giorno ed il gruppo si riunisce sulla collina per ricordare Lisa. Per ricordare quella strana ragazza taciturna. Quell’amica ormai lontana che era andata oltre. Oltre ogni limite umano. Noi siamo certi che in quel luogo aleggi il suo spirito. Da allora, i ragazzi sono magicamente cambiati. Hanno compreso il valore della vita, del sacrificio e dell’amicizia.

Ed è questo che oggi insegno ai miei nuovi studenti. Che non esistono barriere. Che la vera amicizia le può abbattere in ogni momento e chissà… può avere il volto di una delicata fanciulla di cui nessuno sa nulla.

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