I COLORI DELLA STRADA

La rappresentazione di ciò che gli occhi vedono al di là della realtà, anche dove per gli altri non esiste che il nulla. Questo è quello che l’artista raffigura nei suoi magnifici dipinti”.

La scritta stampata su tutte le locandine e nei giornali, era anche nel cartellone appeso fuori dal locale dove si teneva la mostra.

Lei non può stare qui deve andarsene o le faccio una multa”.

Alzai la testa e fissai negli occhi quell’uomo in divisa. Tronfio dentro il suo bell’abito si sentiva il padrone del mondo. Mi guardava schifato come fossi l’ultima dei miserabili. “Ha sentito quello che ho detto?”

Nonostante non comprendessi ancora appieno la lingua, avevo capito benissimo, ma non mi mossi.

Con un calcio allora, gettò all’aria i miei fogli da disegno ed i colori che, si sparsero per tutta la via. Qualche passante si era fermato ad assistere alla scena, ma nessuno osò intervenire.

Lentamente mi alzai dal piccolo sgabello e cercai di recuperare il materiale che il vento spostava di continuo.

L’uomo rideva di gusto mentre continuava con le sue umiliazioni verbali. Non volevo però dargli la soddisfazione di farmi vedere debole e così feci finta di nulla.

Vattene via di qui, pezzente che non sei altro!” urlava davanti a tutti “E non farti più vedere in zona”.

Sempre senza proferir parola, raccolsi le mie poche cose e mi allontanai.

Alcune settimane dopo, in un’altra parte della città…

Una risata alle mie spalle mi fece voltare. Erano due uomini in divisa e quello che rideva sotto due enormi baffi neri lo conoscevo.

Lo vuoi capire che queste cose non si possono fare?” esclamò con la sua solita aria di superiorità “Stai dando fastidio alla gente. Vattene!”. Questa volta aveva accorciato le distanze, dandomi del tu.

Il collega lo guardò stupito per il modo di fare e difatti a bassa voce, gli disse di calmarsi.

Queste barbone devono stare nel loro paese. Ne abbiamo già troppi di morti di fame a casa nostra”.

Ero stanca di andarmene, di fuggire ogni volta. Non avevo fatto nulla di male. Non davo fastidio a nessuno. Ero in un cantuccio a disegnare e qualche buon cuore allungava una moneta.

Come accecato dalla rabbia, mi afferrò per l’impermeabile che logoro com’era, si ruppe “Vattene o ti metto dentro” urlò guardandomi dritto negli occhi.

Lo fissai senza timore e lui incrociando i miei verdi come smeraldi, si bloccò per un attimo, forse notando per la prima volta che sotto quegli stracci, c’era una bella donna dell’est, con capelli di fuoco che volavano al vento.

Lasciala in pace” sussurrò l’altro tirandolo indietro “Adesso se ne va” e guardandomi, fece cenno di allontanarmi.

Prendendo su le mie cose, seguii il consiglio. Ancora una volta ero stata cacciata come un cane.

La mostra nasce dal desiderio di ripercorrere la vicenda artistica e la vita di una nuova stella nel settore. Più di cento le opere tra dipinti e disegni”.

Queste erano le parole del curatore dell’esposizione all’entrata dei visitatori.

Giunse l’estate e sul lungomare avevo trovato un bel luogo appartato, dove poter disegnare senza infastidire ed essere infastidita, così credevo…

Guarda un po’ chi si rivede” esclamò una voce indisponente.

Era sempre lui, ma questa volta non in divisa. Lo guardai senza dir nulla.

Si avvicinò e sfogliò distrattamente i miei lavori “Sei bravina”. Poi spostandomi i capelli dal viso aggiunse: “Un gioiellino come te, potrebbe guadagnarsi da vivere in altro modo”.

Schifata, gli tolsi subito la mano “Mi lasci in pace”.

Potrei aiutarti magari con i documenti o in altro modo. Basta che tu me lo chieda” disse con un sorriso malvagio.

Non ho bisogno di nulla” inveii con rabbia “Desidero solo disegnare”.

Con quella sua risata demoniaca si allontanò.

Era diventato un vero incubo. Sembrava quasi che mi desse la caccia. Non mi lasciava più vivere.

Non sei niente e non sarai mai nessuno” esclamò una delle tante volte dopo l’ennesimo rifiuto “Stracciona, sei solo una barbona, una miserabile! Chi pensi di essere per negarti a me? Un giorno io sarò qualcuno, mentre tu sarai morta in qualche angolo, dimenticata da tutti”.

Questa volta la mia vista fu offuscata dalle lacrime. Che cosa ne sapeva di me e della mia storia. Dei motivi che mi avevano spinto a lasciare il mio paese. Sola, disperata, mi dovevo difendere con tutte le forze che avevo, per non perdere la mia dignità.

Ero giovane con una vita davanti e volevo viverla inseguendo i miei sogni, senza nessun compromesso. Non mi sarei mai abbassata ai suoi sporchi ricatti. Nata libera, così volevo morire.

La sala era gremita. Il sindaco e la moglie erano appena arrivati e Daniele, il curatore della mostra, era andato ad accoglierli.

Le mie mani tremavano. Non era un caso. Così come il cuore cominciò a battere all’impazzata, mentre scendevo i gradini della scala che mi avrebbe condotto nella sala. Mi fermai un secondo e d’istinto mi sistemai i capelli.

Forza!” pensai “Non devi cedere proprio adesso”.

Signor sindaco, le posso presentare la grande artista Yaroslava Juschenko” nota pittrice ormai in tutto il mondo.

L’uomo allungò il braccio e ci stringemmo la mano. I nostri occhi s’incrociarono e scoprimmo che in venticinque anni, non erano cambiati per niente.

Ebbe un sussulto.

Gli sorrisi “Venga mi segua, voglio far vedere a lei ed a sua moglie una serie di vecchi disegni a cui sono particolarmente legata”.

Li portai in una saletta attigua e lì, in bella mostra c’erano una dozzina di quadri. Raffigurazioni di una giovane clochard che era molestata e malmenata da un rappresentante dell’ordine.

Guarda caro come ti somiglia quell’uomo” esclamò la moglie del sindaco “Sembri proprio tu quand’eri giovane”.

L’uomo bianco in volto avrebbe voluto scappare, ma non poteva. Imbarazzato, era rimasto senza parole.

Che cosa ne dice signor sindaco, sono abbastanza brava?” chiesi in tono ironico.

Bravissima” rispose deglutendo rumorosamente.

Come vede qualcuno si ricorderà di me, quando morirò” continuai soddisfatta.

Avevo lottato tanto ma ero riuscita, dove volevo. Avevo inseguito e raggiunto il mio sogno e senza piegarmi a nessuno.

Il ricavato della mostra l’avrei devoluto in beneficenza ad un’associazione che avevo aperto alcuni anni prima, contro lo sfruttamento della prostituzione.

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