L’AMORE NEL FANGO – racconto

Quest’oggi la cittadina celebra una ricorrenza, ma gli animi, i cuori delle persone, avrebbero preferito che questo giorno non fosse mai esistito.

L’abito era quasi pronto e quella mattina Rosetta doveva recarsi al negozio per fare l’ultima prova.

“Dai vieni anche tu” mi aveva chiesto sorridendo.

“Preferisco andare a giocare con i miei amici” risposi “Queste sono cose da femmine. Stai tranquilla, sarai bellissima, proprio come una principessa”.

Avevo dodici anni e non m’interessava accompagnare mia sorella. La seguii con lo sguardo mentre usciva da casa. Sprizzava felicità da ogni parte. Dopo quasi due anni di fidanzamento, era arrivato il gran giorno. La domenica successiva, si sarebbe sposata.

Io presi il pallone e mi diressi verso il campetto, dove c’erano già gli amici ad attendermi. Erano circa le dieci del mattino di un maledetto martedì di novembre. Un giorno che nessuno avrebbe mai più dimenticato.

A Ponasora ci conoscevamo tutti e la mia famiglia abitava lì da generazioni. Quando si passava per strada, era un continuo salutare a destra e a sinistra. La popolazione solare del sud, non faceva mancare mai un sorriso a nessuno.

“Entra Rosetta bella” esclamò la signora Maria “Sarai una sposa da favola e potrai coronare il tuo sogno d’amore.”.

All’interno del negozio c’era anche l’aiutante: Marisa, che aveva la stessa età e corporatura di Rosetta e tante volte le avevano scambiate per gemelle.

“Quest’abito è splendido!” disse la ragazza prendendolo dal camerino “Un giorno ne vorrò anch’io uno così”.

“E lo avrai” le rispose Rosetta che era sempre dolce e gentile con tutti.

Senza preavviso una pioggia fortissima cominciò a cadere. Tuoni simili a boati e lampi illuminarono il cielo diventato nero come la pece. In città un fuggi fuggi di persone che correvano per le strade, tutti a ripararsi alla meglio.

Con i miei amici, ci sistemammo sotto un ponte che sovrastava un piccolo torrente.

D’un tratto però qualcosa di terrificante accadde. Sembrava fosse esplosa una bomba. Io trattenni il fiato, stringendomi forte ad un amico. Il tutto durò pochi istanti, ma furono sufficiente per distruggere e devastare tutto.

Il nubifragio aveva fatto franare un pezzo della collina e le strade nel giro di pochi minuti, erano state invase da acqua e fango. Lo smottamento del terreno aveva trascinato ogni cosa dietro di sé. Quel fiume era inarrestabile. Alberi, macchine, cassonetti della spazzatura, non c’era nulla d’impossibile per quella furia. Arrivò all’imbocco della strada principale e qui, esondarono i primi torrenti.

Noi dalla nostra postazione potevamo sentire le grida di disperazione delle persone. Quella melma aveva raggiunto le case ed i negozi erano stati allagati.

Fu allora che il mio pensiero volò a Rosetta.

“Devo andare da mia sorella” urlai allontanandomi dal gruppo.

“Sei pazzo, che fai!” gridano gli amici tenendomi per le braccia.

Cercarono di convincermi a stare al riparo, ma fu inutile. Mi allontanai sapendo che forse, sarei andato verso una morte sicura.

Ero completamente zuppo e nuotavo dentro un mare marrone, cercando di farmi largo tra i detriti che mi venivano addosso. Nelle orecchie gli strilli i pianti e negli occhi lo sconforto di quelle persone che come me, tentavano di salvarsi o di aiutare qualcun altro.

“Ragazzo che fai, vieni!” mi disse un tizio allungando il braccio, mentre con l’altro si teneva ad una ringhiera.

La corrente però era troppo forte, non riuscivo a procedere. Qualcosa mi colpì alla testa e persi i sensi.

Non so per quanto tempo rimasi incosciente. Quando riaprii gli occhi mi ritrovai sopra un terrazzo al terzo piano di un palazzo. Ero tutto dolorante. Mi guardai attorno stordito ed incredulo. Sembrava una scena apocalittica.

Le strade non esistevano più. Al loro posto c’era una coltre spessa di fango. Le macchine erano accartocciate ed accatastate. Scaraventate contro i muri e dentro i palazzi. I danni erano ingenti: negozi distrutti, cantinati ed abitazioni a pian terreno completamente occupate dalla fanghiglia.

Quelle immagini resteranno per sempre impresse nella mia memoria.

Lo strazio nei cuori della gente che piano piano si affacciava per le vie. Sotto la pioggia che continua a scendere, seppur con meno intensità di prima. Qualcuno urlava un nome; un altro si disperava per i danni; chi cercava aiuto per essere liberato dal proprio appartamento.

Anch’io chiesi soccorso per scendere e cercar di raggiungere il negozio di abiti da sposa.

Incamminandomi tra quei rifiuti, sentì alcune persone che parlavano del crollo del ponte di San Girolamo. Un tonfo al cuore: i miei amici. Le lacrime uscirono senza che me ne accorgessi.

Quando li avevo lasciati, ero certo che sarei stato io ad avere la peggio ed invece….

“Perché? Com’è potuto accadere tutto questo?” mi domandavo angosciato avvertendo nell’anima il tormento di tutti coloro che avevo attorno.

Finalmente giunsi davanti al negozio o meglio ciò che ne era rimasto. C’erano già diverse persone che scavavano con le mani.

“Sto cercando una ragazza che si doveva provare un abito da sposa” farfugliai sotto shock.

Uno di questi si fermò e guardandomi disse: ” Perché lo vuoi sapere?”

“E’ mia sorella”.

L’uomo imbrattato di fango m’indicò un punto sulla mia destra. Così, senza dire nulla. Lo indicò è basta.

Mi avvicinai piano, timoroso di quello che avrei potuto vedere. Mi mancarono le forze e caddi in ginocchio, accanto ad un fagotto accartocciato dai lunghi capelli.

“E’ davvero un abito magnifico, anche se sporco, fradicio e sgualcito” dissi tra i singhiozzi “E tu sei e sempre resterai una bellissima principessa” continuai prendendole delicatamente la mano, cercando di ripulirla da tutto quello schifo.

Una pioggerella divenuta oramai fine copriva le mie lacrime.

Sono trascorsi due anni da quel dannato giorno. Ponasora è stata rimessa a nuovo e il Sindaco ha voluto dedicare una piazza in memoria delle vittime dell’alluvione. Quattro persone: tra cui Marisa, l’aiutante del negozio che per una fatalità del destino si era voluta provare il vestito di mia sorella, mentre lei era uscita a cercarmi, non appena aveva cominciato a piovere. D.M.

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