LA PROMESSA DI NATALE – racconto

Era l’inverno più freddo che la cittadina di Meryland ricordasse. Nevicava da giorni e pareva non voler smettere. Grandi fiocchi di neve cadevano silenziosi su ogni cosa, tanto da aver modificato l’aspetto dell’abitato in un paesaggio surreale.

In quell’atmosfera suggestiva quanto onirica, le persone si apprestavano a festeggiare il Natale. Mancavano difatti pochi giorni al magico momento in cui le famiglie si riuniscono davanti al camino per scambiarsi doni.

Non per tutti però era così, per lui quella sarebbe stata l’ennesima circostanza che lo avrebbe messo davanti alla dura realtà. Erano più di due anni difatti che Jason vagabondava per le quelle vie, cercando riparo e cibo come poteva. Non aveva sempre vissuto in quella maniera, per quell’uomo barbuto e accigliato, che come un fantasma vagava silenzioso tra i cumuli di neve.

Qualcosa aveva mutato completamente la sua vita stravolgendola, tanto da fargli prendere una drastica decisione. Da un giorno all’altro Jason scomparve al mondo intero e così, come un fiocco di neve si scioglie al sole, lui sparì, facendo perdere ogni traccia.

Il sole stava tramontando, lasciando sulla neve un colore dorato che sembrava splendere da quanto era bello. Nel centro della cittadina che brulicava di negozi e di persone che camminavano nervosamente, Jason era seduto appartato in un angolino, dove aveva riposto davanti a sé una ciotola per le elemosine. La testa china da un lato e il bavero alzato di un logoro cappotto, erano il vano tentativo di coprirsi dal vento gelido e scrutava con gli occhi socchiusi la gente che entrava e usciva dai negozi con i pacchetti e i regali per Natale.

Un lungo e sofferto sospiro gli uscì dalla bocca, lasciando nell’aria una scia di fumo.

Forse un ricordo gli aveva attraversato la mente ed il cuore, facendogli apparire sul viso una smorfia di dolore.

In quel momento un rumore fortissimo, un botto terribile attirò la sua attenzione distraendolo dai pensieri.

Urla, grida e rumori di lamiere: davanti a lui c’era stato un incidente.

Un camion era finito letteralmente dentro una macchina posteggiata, sfondandola. All’interno delle persone erano intrappolate.

Subito un nugolo di gente corse attorno all’auto, nel vano tentativo di aiutarle. Jason da prima restò seduto a guardare la scena, poi qualcosa dentro di lui, una forza inspiegabile, lo spinse ad alzarsi e avvicinandosi si fece largo tra la folla.

All’interno vi erano nei sedili anteriori, un uomo e una donna coperti di sangue. La donna non si muoveva, mentre l’uomo si lamentava.

D’istinto toccò la signora e non poté fare altro che costatarne il decesso, mentre il marito ancora lucido benché ridotto molto male, lo guardò dritto negli occhi, come se ci fosse stato soltanto lui e allungando una mano l’afferrò sussurrando una frase:

“La prego aiuti mio figlio, non lo lasci morire”.

Jason si accorse allora che c’era un bambino nel sedile posteriore. Nessuno lo aveva notato.

Stringendo ancora più forte e con l’ultimo fiato che aveva in corpo l’uomo disse: “Me lo prometta, salvi mio figlio!” furono le sue ultime parole.

Gli lascio libera la mano e Jason sconcertato non sapeva che cosa fare. Nel frattempo era giunta sul posto l’ambulanza.

“Presto qui c’è un bambino! È ancora vivo, bisogna portarlo subito in ospedale”.

Jason guardò l’uomo esanime; poi lo sguardo finì sulla sua mano coperta del sangue dello sconosciuto e prima che l’ambulanza partì, urlò: “Aspettate, vengo con voi!”.

Si sedette accanto al fanciullo di circa cinque, sei anni privo di conoscenza spacciandosi per lo zio.

“Che cosa sto facendo?” si domandò inquieto durante il tragitto fissando quell’esserino che gli era stato mandato dal destino “Perché tra tanta gente quell’uomo ha scelto me?”.

All’ospedale il bambino fu subito ritenuto dai medici un caso gravissimo. Un dottore si avvicinò a Jason dicendogli: “Purtroppo ha ricevuto un brutto colpo alla testa e serve un’operazione urgente, ma solo pochi chirurghi al mondo sono in grado di farla. Ci stiamo adoperando per trovarne uno, ma sarà molto difficile”.

Jason sentì una forte fitta al petto, un dolore che da tempo non avvertiva: era il suo cuore che pulsava forte di vita.

Aveva fatto una promessa al padre e una forza misteriosa, gli diceva che doveva mantenerla.

Seduto in sala d’aspetto, si accorse che la gente attorno lo guardava con disgusto. I suoi abiti rovinati e maleodoranti, così come la barba lunga e incolta attiravano l’attenzione degli astanti, che cominciarono pian piano ad allontanarsi da lui.

Pensò allora di recarsi nei bagni per darsi una sistemata.

Fu così, che riuscì a farsi prestare un rasoio. Jason si guardò allo specchio e dopo tanto tempo, si vide. Riscoprì se stesso e l’uomo che pensava non esistesse più, rinacque.

Il piccolo poco dopo si trovò sotto i ferri, poiché avevano individuato il medico per l’intervento.

L’operazione durò diverse ore e terminò con successo. Il bambino era salvo grazie all’abilità di un famoso specialista che, per quasi due anni era scomparso. Il Professor Jakson aveva mantenuto la sua promessa, un giuramento fatto ad un uomo in fin di vita.

Aveva abbandonato tutto e tutti, cambiando anche nome a causa del fallimento di un intervento di cui si sentiva responsabile. Il piccolo paziente quella volta, aveva perso la vita e lui sentendosi colpevole, lasciò ogni cosa anche la sua professione, benché fosse molto bravo. Il destino però gli aveva concesso una seconda possibilità, che per fortuna aveva colto anche se con timore.

Jakson aveva un dono e non poteva sprecarlo. Ora lo aveva compreso, mentre guardava il bambino dormire tranquillo.

“Gli ha salvato la vita” esclamò l’infermiera vicino a lui.

“È lui, che ha salvato la mia” rispose l’uomo “Mi ha rimesso al mondo, mi ha fatto vedere che c’è ancora la luce alla fine del tunnel e così ho capito che si può cadere nella vita, ma lottando, ci si può rialzare e più forti di prima”.

Mantenendo la promessa al padre del ragazzo aveva non solo fatto ma ricevuto, il più bel regalo di Natale del mondo… una nuova vita! D.M

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