Con il Covid, siamo diventati tutti più buoni?

Forse solo nella scritta “Andrà tutto bene”

In questo momento drammatico della nostra esistenza che passerà alla storia, ci siamo ritrovati tutti nella medesima situazione o quasi.

Con la chiusura forzata dei negozi, delle imprese, delle intere città a causa di un nemico invisibile, eccoci catapultati in una nuova strana realtà, nella quale apparentemente sembra che il lato migliore delle persone sia venuto fuori.

Tutte le notizie sono rivolte quasi sempre e solo alla lotta al Virus. E così tutto il male che invece continuava il suo lavoro, restava ben celato agli occhi della gente.

Già, perché anche tra le mura di casa questo può esistere ed ha molti nomi: violenza domestica; cyberbullismo; solitudine e indigenza ecc..

Difatti, non tutti sanno che il numero 1522 cioè il numero di pubblica utilità contro le violenze domestiche e lo stalking, durante la pandemia è notevolmente cresciuto, addirittura quasi raddoppiato.

Il sondaggio dell’Associazione nazionale dipendenze tecnologiche, GAP e cyberbullismo e di Skuola.net. ha fatto emergere qualcosa di sconcertante. Se già prima della pandemia esistevano  i “bulli”, ecco che adesso, davanti allo schermo del pc dove  ormai i ragazzi vivono, apprendono e socializzano, l’aumento senza precedenti di tempo trascorso online, ha fatto crescere la loro vulnerabilità al cyberbullismo. Addirittura gli stessi ragazzi hanno chiesto un App per parlare con i loro genitori.

La violenza e l’odio on-line però non si limita ai soli ragazzi. Tante sono le persone in modo particolare donne, che sono state prese di mira dagli attacchi criminali del web.

Infine ma non certo migliore delle altre, c’è la solitudine. Per tante persone, in modo particolare anziani, il peso della solitudine che genera stress e depressione è altissimo. Certo, non tutti gli anziani sono uguali ma, se a questo magari si aggiunge anche un bisogno economico, ecco che si arriva ad un vero e proprio crollo e magari si sviluppano sentimenti mai provati prima come la rabbia, l’invidia ecc.

Per concludere, forse non basta una semplice scritta per rendere migliori le persone, occorre un cambiamento all’interno del loro cuore.

Per esperienza personale, ho visto persone che si sono ammalate e che hanno riversato sugli altri cattiveria, forse perché dentro hanno pensato “Perché a me”. Al contrario, ci sono quelli che ammalandosi, hanno compreso il sentimento della “compassione” e si sono dedicati al prossimo con amore.

Chissà, magari il segreto è tutto qui… in una semplice parola: amore.

Impariamo davvero ad amarci ed ameremo il nostro prossimo, dedicandoci con passione e scopriremo quanto è bello il mondo e solo allora potremmo dire: “Andrà tutto bene”.

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