Chi è l’Angelo di Kabul che ha deciso di restare in Afghanistan?

Originario di Ceva (Cuneo) lavora da più di trent’anni come delegato del Comitato Internazionale della Croce Rossa in Afghanistan.

Il suo viso è apparso qualche giorno fa in tutti i notiziari, così come il suo nome ha iniziato a circolare nei vari servizi stampa. Se qualcuno ancora non lo conosce, vi presento un uomo che ha fatto del suo lavoro, una vocazione: il dottor Alberto Cairo.
Nato nel 1952 si è da prima laureato in giurisprudenza ma poi, ha pensato di avventurarsi in un ambito totalmente diverso dagli studi effettuati, studiando e diplomandosi come fisioterapista.
La sua esperienza inizia nel 1989 proprio in Afghanistan subito dopo la ritirata sovietica. Da allora fino ad oggi, Cairo ha gestito con capacità e passione il progetto che gli era stato affidato, ma non solo perché ne ha permesso l’espansione. Infatti il centro ortopedico di Kabul diviene ben presto l’impianto della Croce Rossa Internazionale per la riabilitazione fisica più grande al mondo, dove ad oggi hanno trovato assistenza ad oltre 95.000 pazienti. Sotto la supervisione del dott. Cairo altri 5 centri sono stati aperti nel paese e precisamente a Mazar, Herat, Jalalabad, Gultbahar e Faizabad.
Non più solo vittime di ordigni inesplosi, ma il dottore accoglierà chiunque presenti un handicap motorio che esso sia dovuto alla poliomelite che ad un incidente stradale. “Tutti pensano che in Afghanistan i disabili siano solo quelli vittime della guerra. Ma ci sono anche deformità congenite” racconta Alberto Cairo in una delle sue testimonianze.
Questo per lui non è sufficiente, poiché per sostenere i disabili bisogna fornire loro le condizioni per ritrovare la dignità, favorire il loro rientro nella società con un ruolo. Avviene allora un’ulteriore evoluzione del Progetto Ortopedico, grazie alla quale la riabilitazione fisica diventa solo il primo passo verso un reinserimento sociale completo ed effettivo, ed affianco ai laboratori di protesi, sedie a rotelle e stampelle, sorgono, aule per corsi professionali, un ufficio di collocamento ed addirittura una banca che offre micro-prestiti.
Si tratta di un concetto semplice ed efficace: disabili che riabilitano disabili.
All’interno dei centri gestiti dal dott. Cario vengono assunti e formati ex pazienti per qualsiasi funzione.
Come ha spiegato lui stesso, si è trattato di una decisione perfettamente logica: “Avere personale dedicato, che conosce i problemi e le esigenze dei disabili è una fonte di motivazione e di speranza per tutti, me compreso”.
Ecco chi è quest’uomo che ama il cinema, i gatti ed i libri: ne ha scritti alcuni (Storie da Kabul e Mosaico afghano – scritti in italiano e tradotti anche in francese).
Candidato nel 2010 al Premio Nobel per la Pace, premio poi assegnato a all’attivista  cinese Lui Xiaobo.
Parlando dei suoi pazienti, dice: “Quando vedo uno senza gambe arrivare da noi, ho imparato a non pensare ‘poveretto’ ma a calcolare rapidamente quanti giorni serviranno per rimetterlo in piedi. La riabilitazione fisica è solo una tappa, perché il traguardo è il reinserimento sociale dei disabili attraverso la scuola e il lavoro”.

Questo è il pensiero che ognuno di noi dovrebbe avere davanti alla disabilità: non vedere l’handicap ma andare oltre. Cercare pertanto di rendere la vita più serena possibile a chi si trova in difficoltà, qualunque essa sia.

Ecco perché viene è stato soprannominato l’Angelo di Kabul, un appellativo che lui non desidera, ripetendo che non ha alcun dubbio sulle sue decisioni.
Grazie dottor Cairo per ciò che ha fatto non solo con le sue azioni.
Infatti, ci ha mostrato un modello di vita, un esempio da seguire ed è andato oltre ciò che gli è stato chiesto in tutti questi anni, ed ancora oggi mostra un coraggio enorme, ed una profonda umanità verso i più poveri e bisognosi della terra.

5 pensieri riguardo “Chi è l’Angelo di Kabul che ha deciso di restare in Afghanistan?

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